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(Non) usare acqua per spegnere incendi su parti elettriche – parte I

3 Settembre 2020Veronica Bugane

Quella che per molti è un’ovvia regola di sicurezza antincendio, in realtà alimenta da anni dubbi e discussioni di Vigili del Fuoco e progettisti.
Il dato certo è che spesso gli impianti elettrici e le apparecchiature elettroniche, anche nei casi più semplici o più controllati, sono causa e veicolo di propagazione di incendi, risultando allo stesso tempo necessari e dannosi per la sicurezza delle persone e anche per la continuità di esercizio delle attività colpite.
Per questo è premura di tante società richiedere una protezione attiva contro l’incendio nei locali tecnici che sia capace di limitare al massimo i tempi di rispristino dei sistemi post-incendio, o addirittura capace di evitare del tutto lo stop dei dispositivi durante lo stato di emergenza.
Basti pensare ai numerosi Data Centers di presenti in tutto il mondo, che devono garantire sicurezza e piena accessibilità a dati sensibili in ogni momento per conto di banche, multinazionali, organi governativi, reti commerciali e di comunicazione via internet, ma anche ai grandi Power Centers responsabili dell’alimentazione elettrica di siti petrolchimici e ospedali. I locali tecnici che ospitano questi tipi di impianti e sistemi elettrici sono diventati a tutti gli effetti infrastrutture critiche.
La scelta dell’impianto antincendio giusto non è mai banale e rimbalza fra i sistemi di spegnimento a gas inerti e sistemi sprinkler o water-mist, ad acqua.
Se per molti l’erogazione di acqua su componenti in tensione è da escludere a priori per non aggiungere rischi, per altri è una soluzione presa seriamente in considerazione. Se per alcuni non sono accettabili i costi di mantenimento di un impianto a gas, per altri ancora si tratta del mezzo con cui raggiungere il grado di sicurezza desiderato.
Questo confronto, non banale, merita un serio approfondimento, almeno quanto merita attenzione la protezione antincendio del proprio sistema elettrico e IT.

 

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